Banche, dalla padella nella brace vendendo i crediti deteriorati

Per un motivo o per l’altro ci tocca spesso spendere qualche ragionamento – il più delle volte preoccupato – su vicende che toccano il mondo degli Istituti di credito. Questa volta è doveroso concentrarsi su un tema caldo che potrebbe diventare bollente e con esiti nefasti per le imprese medio piccole e, più in generale, per i privati. Mi riferisco alle attività deteriorate dei gruppi bancari italiani, ovvero delle sofferenze e dei crediti dubbi che sono presenti nei loro portafogli.
Si stima una cifra lorda di circa 174 miliardi, mentre il corrispettivo netto è prossimo agli ottanta miliardi. Dunque, le banche hanno un grosso problema in pancia e per risolvere nel modo più indolore possibile sono alacremente impegnate a fare pulizia. Come? Svalutando in maniera pesante in bilancio i crediti zoppicanti, rubricandoli, per l’appunto, alla voce sofferenza. Così facendo, per le banche diventa molto più semplice liberarsene, ma a prezzi fortemente scontati (il 10% del valore nominale destinato ulteriormente a scendere anche al 3% in caso di crediti chirografari di antica data). La platea dei compratori non manca, infatti. Si tratta di “veicoli specializzati” che negli ultimi tempi sono sorti come funghi proprio perché ritengono di trarre notevoli vantaggi dalle sofferenze altrui. Delle banche certo ma, evidentemente, molto di più da tutti quei soggetti che, per mille ragioni, non sono riusciti a mantenere l’impegno di saldare il debito contratto. La cessione a terzi dei cosiddetti non performing loans prevedo non sarà un semplice passaggio tecnico del debito. Ne faranno drammaticamente le spese gli insolventi, già in gravissime difficoltà per una crisi economica ben lungi dall’essersi anche solo rallentata. Perché i nuovi interlocutori – di fatto delle vere e proprie agenzie private della riscossione crediti – dopo aver trattato le modalità del piano di rientro, non ci penseranno su due volte a far fallire le aziende che dimostreranno l’impossibilità a risolvere positivamente la propria posizione debitoria. Un vero disastro per l’economia reale del Paese. Possibile che nessuno ci abbia riflettuto un attimo? Per i piccoli imprenditori e per i privati si tratta di finire dalla padella nella brace. Chi abitualmente legge i miei commenti sa perfettamente quanto non sia mai tenero con le banche però, davanti a uno scenario di questo tipo, rimango dell’avviso che sia preferibile mantenere aperto il dialogo, seppur difficile tra Istituti di credito e debitori insolventi, tenuto conto che le banche preferiscono di norma evitare di adottare atteggiamenti troppo aggressivi nei confronti della clientela, sia per cultura e per il ricordo che quei finanziamenti li hanno quasi sempre concessi in abbondanza. Mentre invece i fondi specializzati, dotati di strutture in grado di recuperarli, usano metodi oltremodo aggressivi per fare cassa. Mi domando, allora: perché le banche non trattano direttamente con la clientela lo sconto del debito anche del 90% anziché cedere la sofferenza a realtà terze? In quel modo si manterrebbe in vita il rapporto, si terrebbe comunque aperta la porta della speranza in attesa che il quadro economico del Paese vada a migliorare e, di conseguenza, si eviterebbe di rendersi oggettivamente corresponsabili di un’evitabile moria di aziende. Ma forse questi sono sogni. Perché la realtà pare proprio indicare altro. Le banche fanno pulizia, le aziende soffrono e i fondi specializzati fanno il business. Ma a che prezzo?
Francesco Della Cagnoletta says:
A che prezzo? Ad esempio azzerando il piccolo azionariato, quello, per capirci, che considerava un investimento sicuro la banca di casa, per cui ha anche aderito ai vari aumenti di capitale. Come è finita? La mia banca, il Credito Valtellinese, sta chiudendo la pratica accorpando le azioni 100 ad 1, mossa più che ragionevole visto cha valgono meno di 6/100 di Euro, ma che a questo punto, col rimborso delle frazioni di nuova azione, “certifica” che non hanno più in mano niente tutti coloro che passo dopo passo si sono trovati a ciò dai 13 € che aveva raggiunto. Non ho capito perchè questo crollo di una banca nazionale con taglia da trasformare in SPA non sia mai stato oggetto di attenzioni, ma non vedo bene la differenza con altri crolli, tipo Etruria etc. Solo perchè non c’è stato il fallimento formale? Con tanto di strapagati dirigenti orgogliosi di tanto crollo.. Il mio maggiore aveva venduto appena in tempo per comprasi la moto, il più giovane ha fatto il cassettista seguendo papà, ed io cosa gli posso dire, se non che ci ho perso più di lui?