Pochi tagli alle partecipate? E’ l’Italia del vorrei (forse) ma non posso…

Da tanti anni sento parlare di sforbiciate significative alle società partecipate dagli Enti locali. Annunci su annunci; poi, alla prova dei fatti, agli squilli di tromba non fanno mai seguito esecuzioni all’altezza. Dunque, tranquilli, perché anche per questo giro non vi saranno risultati eclatanti in materia.
Infatti, dal taglio delle partecipate, sono attesi per il 2015 non più di 600 milioni di euro. Un bottino alquanto magro che testimonia, ancora una volta, come in questo Paese sia tremendamente complicato mettere in atto azioni di spending review laddove si annidano storiche storture. Perché quello delle partecipate (moltissime inutili, altre dannose, molte di esse autentiche “scatole vuote”) è uno dei prodotti tipici di una certa mentalità statalista, arruffona e scriteriata. Dedita al controllo e al presidio del territorio. Una forma inelegante di esercizio del potere attraverso elargizioni tentacolari. Il commissario alla spending Carlo Cottarelli avrebbe voluto limitare grandemente il numero della spa pubbliche e insieme a questo virtuoso esercizio puntare a chiudere i rubinetti dai quali fuoriescono, pressoché a getto continuo, nuove società pubbliche. Per come sono andate le cose mi pare proprio che le sue parole non abbiano trovato collaborazione. Troppi i paletti e le mille resistenze. Alla fine ha dovuto pure lui alzare bandiera bianca. E così tanti saluti ai suoi nobili propositi di tagliare oltre 1.000 partecipate in un anno. Addirittura sembra tremendamente difficile chiudere quelle società fantasma dove sono allocati meno di sei dipendenti. Sì, sei dipendenti. Al punto che risulta maggiore il numero dei consiglieri di amministrazione delle suddette realtà! Purtroppo anche questa è Italia. L’Italia degli sprechi prodotti da una politica che ha partorito un mostro di dimensioni così spaventose che ora – seppur qualcuno parrebbe animato da buona volontà – diventa impresa oltremodo improba ridurne la potenza di fuoco. Questa situazione incancrenita è lo specchio fedele di una deriva prima di tutto educativa e culturale. Sarà impossibile incominciare ad uscirne (al di là qualche taglio che altro non sembra che il solito specchietto per le allodole) senza interventi drastici dei decisori. Il governo Renzi è anche su questi temi che si gioca la credibilità. Fa bene il premier a insistere sulla crescita, a domandare rispetto dall’Europa, a prendere di petto i professionisti della conservazione; tuttavia non credo possa esimersi dal guardare più in profondità proprio all’insopportabile questione delle spa pubbliche. Lui che fino a ieri è stato un amministratore di territorio dovrebbe conoscere alla perfezione come vanno certe cose. Ora dovrebbe lui mettersi in prima fila nella battaglia per vincere sul male delle pantagrueliche partecipate. Sconfiggere la mentalità immobilista, quella dei signornò sempre e comunque, passa inevitabilmente anche di qui. Una porta strettissima, ma il pertugio va aperto. Sforbiciata dopo sforbiciata. Vediamo cosa emergerà con l’anno nuovo. Senza Cottarelli, of course…