Con meno tasse il Friuli può volare

In quel profondo Nord–Est che si chiama Friuli Venezia Giulia una decisione politica ha avuto un’immediata ricaduta mercantile. Mi riferisco a un saggio intervento del governatore Massimiliano Fedriga: l’abolizione dell’addizionale comunale per l’imbarco dei passeggeri sugli aeroplani. Si tratta di un’imposta che negli ultimi anni ha appesantito il costo dei biglietti, in alcuni casi sfiorando il 20 percento. Per diversi Comuni italiani è stato il solito metodo per fare cassa e tentare di ammorbidire i conti in rosso di quelle viziose amministrazioni.
Dunque, occorre salutare con una certa soddisfazione la mossa del governatore Fedriga. Essa sta già producendo effetti interessanti sullo scalo di Trieste non solo, ovviamente, per la contrazione del costo dei biglietti, bensì in termini di attenzione da parte di compagnie aeree. Vale a dire in materia di investimenti privati. È il caso di Ryanair che, non dimentichiamolo, è oggi la prima realtà in Italia per numero di passeggeri. Ebbene, la mossa di Fedriga ha provocato la decisione della compagnia irlandese di sviluppare la propria presenza nell’aeroporto di Trieste. Ciò significa che le imprese sono disposte a investire laddove la politica si dimostra in grado di promuovere operazioni di cultura liberale come la riduzione della tassazione.
Certo, sarebbe miope inquadrare lo sviluppo di strategie di investimenti aziendali solo a impegni su questa «voce»; tuttavia il segnale, alla prova dei fatti, è indicativo e non va in alcun modo trascurato. D’altronde, per un Paese come il nostro dove il mercato del turismo è fondamentale, sarebbe un clamoroso autogol non adoperarsi per garantire aeroporti attrattivi. A partire dall’impegno a calmierare i prezzi dei biglietti, l’ultima estate particolarmente salati. Dal Friuli Venezia Giulia
una buona lezione per provare a spiccare il volo.