Segnali di realismo fiscale

Baruffe ideologiche intorno all’introduzione del nuovo concordato preventivo biennale esteso a 4 milioni di partite Iva. Per il viceministro dell’Economia Maurizio Leo si avrà un aumento di gettito, secondo i professionisti dell’altolà sempre e comunque si tratta dell’ennesimo regalo agli evasori fiscali. Invece, per una fetta non banale del mondo del lavoro autonomo vi è la possibilità di instaurare un rapporto ragionevole con il fisco basato sulla reciproca fiducia. Un sano realismo dovrebbe suggerire di guardare a questo tentativo senza preclusioni o sospetti. Magari sarà solo un pannicello caldo, magari il segnale di un piccolo cambiamento di rotta culturale che apra le porte a una grande riforma del fisco che investa tutto il sistema Paese.
A metà ottobre prossimo verremo a conoscenza del livello complessivo dell’adesione e così si potranno tirare le somme partendo da dati reali. E non un tirare le somme bollando preventivamente come evasori fiscali gli aderenti alla proposta. Che nella pratica si traduce con un bel non far nulla per avviare un percorso di riforma del fisco. Oppure fare troppo con proposte inique e penalizzanti come lo scontatissimo richiamo alla patrimoniale.
Intendiamoci, certo che nel Belpaese esiste il problema dell’evasione fiscale che tanto male fa alle casse dello Stato; tuttavia la sfida seria da lanciare di qui ai prossimi anni – proprio per instaurare un rapporto cordiale e fiduciario con il cittadino/contribuente – è quella di promuovere innanzitutto un riassetto strutturale della finanza pubblica votato all’efficienza e alla visione strategica. Perché, ad esempio, è intollerabile che sprechi e inefficienze delle amministrazioni pubbliche pesino per oltre 160 miliardi, il doppio delle tasse non pagate, 83,6 miliardi.