L’Ue bacchetta l’Italia: troppa burocrazia! Speriamo sia la volta buona…

Confesso che non mi ha stupito apprendere dall’ultimo dossier dell’Unione Europea che l’Italia è in grave ritardo sulla crescita perché fortemente frenata dalla burocrazia. Si tratta di una bocciatura in piena regola e che arriva da una sede, come dire, di un certo peso.
D’altronde, non è pensabile che un Paese possa risultare competitivo e attrattivo se la propria macchina burocratica è in moto solo per mettere i bastoni fra le ruote alle imprese e ai cittadini virtuosi. Quello è il segnale più allarmante del deterioramento delle nostre istituzioni perché, in assenza di autorevolezza e carisma dei decisori, si ritagliano un potere smisurato proprio gli apparati, i cosiddetti corpi intermedi, figure simbolo della paralisi, dell’inefficienza e dell’arroganza. Sono le classiche, quanto dannose, zone grigie occupate da professionisti del cattivo costume che non giocano mai la partita a carte scoperte. Dicevo che non sono rimasto stupito dal giudizio così netto, proveniente dagli esperti di Bruxelles, perché sono anni che dico e scrivo delle malefatte della burocrazia italiana, così indifendibile che, a suo tempo, ho coniato il neologismo di “peggiocrazia”. E, purtroppo, devo riconoscere che negli anni le cose in materia sono andate sempre peggio. Magari sui media, con invidiabile regolarità, il politico di turno promette interventi risoluti per debellare l’annoso problema; conferma che l’Italia non può più permettersi corpi intermedi che decidono sempre di non decidere; assicura l’impegno della politica responsabile affinché la piaga finalmente si rimargini. Eccetera, eccetera. Poi, le interviste passano e i nodi restano tutti lì, irrisolti. Va avanti così e da tempo immemore. La sonora bocciatura dell’Unione europea rappresenta molto di più di un campanello d’allarme. Ormai, come dovremmo aver appreso a nostre spese, le questioni del Belpaese non possono più riguardare solo l’Italia; per così dire, le nostre ataviche magagne sono spine nel fianco di tutta l’area. Dunque, questa volta, oltre a prendere atto della pesante rampogna contenuta nel dossier Ue, mi auguro che si agisca. Certo non mi faccio illusioni che la battaglia si possa vincere in tempi stretti, tuttavia siamo messi così male che anche un seppur timido segnale verrebbe salutato dalla parte ragionevole del Paese quasi come un toccasana. Così anch’io potrei compiere il “grande passo” di non scrivere più la parola “peggiocrazia”. E indicare nella burocrazia un aspetto di vita normale in un’Italia finalmente normale. Attendo con impazienza risposte concrete dei nostri decisori pubblici dopo le dolorose bacchettate sulla dita made in Ue. Ce n’era bisogno!