Le promesse da marinaio della politica che non taglia i costi

Non appartengo alla schiera di quelli adusi a gettare il bambino con l’acqua sporca. Il disfattismo e la critica a priori non sono nelle mie corde. Negli ultimi anni, soprattutto a causa della durezza della crisi economica, è venuto a lievitare un sentimento diffuso di ostracismo verso la politica ritenuta, in larga parte a ragione, come la responsabile maggiore di un imbarazzante status quo: quello di un Paese sostanzialmente incapace di “stare sul mercato”.
Così è divenuto familiare il termine anglosassone di spending review, invocato come la chiave di volta per abbattere i costi insostenibili del pubblico. Se tutti dobbiamo dare il buon esempio con uno stile di vita più sobrio e meno spendaccione a dare il buon esempio sia prima di tutto la politica che, sperperando per troppi anni, incurante di tutto e di tutti, ha prodotto quel che è sotto gli occhi di tutti e in modo particolare degli osservatori internazionali che vigilano con la bacchetta in mano. Insomma, se l’Italia nel suo insieme deve accettare di essere “tagliata”, a sopportare i “tagli” più consistenti sia proprio la politica. Questo doveva essere il patto, certo non scritto, ma frutto di promesse dei decisori che si riteneva, visto il clamoroso malcostume del passato, che finalmente iniziassero ad attuarle. Invece, bisogna registrare amaramente, (lo dico senza ironia proprio perché credo che la politica sia una cosa seria e che vada salvaguardata pena derive che certo non possono aprire scenari rassicuranti) come il costo degli apparati centrali dello Stato – il che significa Camera, Senato, Quirinale, Palazzo Chigi, eccetera – sia rimasto elevato agli eccessi. Ovvero: 3 miliardi di euro l’anno. E altri 3 miliardi di spesa arrivano dai costi degli enti territoriali, come le Regioni, le Province. Promesse da marinaio? Sembrerebbe di sì, visto che anche i giudici contabili fanno rilevare, allarmati, che sono troppi questi 6 miliardi di costi all’anno, soprattutto se messi a confronto con realtà virtuose da questo punto di vista, come Germania e Gran Bretagna, Paesi per storia evidentemente rapportabili al nostro. Ciò sta a significare che è stato fatto poco o nulla. Si doveva “tagliare” in misura ragguardevole e, invece, come segnala la Corte dei Conti, per quel che può indicare, i risultati non sono stati neppure apprezzabili. Vale a dire che i tentativi fatti in quella direzione si sono venuti a scontrare con un pregresso che nei fatti è riuscito a rendere inoffensiva qualsiasi misura di spending review applicata alla politica. Per fare un esempio; a poco o a nulla può servire un timido calo dello stipendio degli onorevoli e dei senatori se permangono altissimi i vitalizi degli ex. Una questione spinosa, quella; e destinata a protrarsi nel tempo visto che, nel caso accennato, entrano in gioco i cosiddetti diritti acquisiti. E, si badi bene, a mantenere alta a dismisura l’asticella dei costi della politica concorrono gli uffici di gabinetto dei singoli ministeri, pieni zeppi di burocrati che vantano posizioni di rendita da far impallidire la gerontocrazia politica dei partiti comunisti del vecchio Patto di Varsavia. Morale: se la situazione è questa, e difficilmente potrà cambiare in tempi brevi viste le “labirintiche” difficoltà e gli atavici privilegi, è certa una cosa: i sacrifici proseguiranno a farli per davvero le diverse espressioni del Paese reale, in primis imprese e famiglie. Laddove, mi pare, si sia già “tagliato” ad abundantiam. In ogni caso ribadisco il concetto, mai gettare il bambino con l’acqua sporca. Pertanto auspico segnali di una buona politica. Che non faccia i miracoli, ma che sappia trattare opportunamente la res publica. Anche con misure shock, vedi Thatcher per Gran Bretagna e Merkel per Germania.
mario says:
Tutto purtroppo vero e condivisibile. L’unica osservazione
è che questo governo, che tanto ha promesso, è in carica da 5 mesi soltanto. Invocare una Tatcher non mi sembra il caso: ha buttato letteralmente sul lastrico un’intera regione, il Galles, chiudendo tutte le miniere senza alcun ammortizzatore sociale. Al suo confronto la Fornero con i suoi esodati, è stata Babbo natale.
Terry Zanetti says:
….E se anche in questo non riuscirà, la memoria di questi politici sarà presto dimenticata e non certo per mancanza di fonti. Caligola nominò senatore il suo cavallo Incitatus perché aveva compreso che la sua intelligenza era pari a quella dei senatori con i quali l’imperatore litigava continuamente, come i nostri politici di oggi. E non importa che si tratti di verità o leggenda: certo è che se nulla sapranno fare, i nostri onorevoli potranno essere facilmente sostituiti. Mi auguro solo che il popolo italiano possa scegliere qualcosa di meglio di un cavallo. Caligola non fu tuttavia l’imperatore che l’insegnamento scolastico ci ha tramandato: diminuì in modo consistente le tasse e risparmiò notevolmente in ambito militare garantendo le frontiere con un numero assai minore di soldati e amministratori. Anche per questo Caligola è ricordato.
Marta says:
I diritti acquisiti adesso valgono solo per gli ex della politica: la decisione, speriamo non definitiva di ridurre gli incentivi per il Fotovoltaico, sarà Retroattiva e proprio in un momento in cui l’Italia è ostaggio dei vari Putin per l’approvigionamento di energia. E cosa mai si pensa di fare per recuperare fondi anche per i vitalizi agli ex? Fermare di fatto l’aumento della produzione autonoma di energia, oltrechè a far fuggire nuovamente dal nostro paese investitori che avevano veramente creduto in un cambio di passo!