Le buone pratiche nella pubblica amministrazione? Solo con manager capaci (magari stranieri)

La domanda è così pertinente che può essere letta con il tono dell’invocazione: nel nostro Paese è possibile diffondere le buone pratiche nella pubblica amministrazione? Al cittadino, ormai, non è rimasto che l’atteggiamento dell’invocare rispetto a uno dei più antichi vizi italici: la peggiocrazia. Qualsiasi tentativo che intenda essere riformista per davvero non può esimersi dal prendere di petto la situazione, oltremodo grave. L’agenda del governo Renzi dovrebbe agire in fretta per dare un autentico segnale di discontinuità. Perché è solo dalla politica, di più, dalla buona politica, che può avvenire un rinascimento della cosa pubblica. Una politica responsabile deve misurarsi e aggredire questa malapianta che lascia perennemente insoddisfatti, quasi rassegnati. Perché, in questo modo, nessuno guadagna e tutti perdono. Specie agli occhi dei governi esteri che proprio non riescono a comprendere quel che accade nella burocrazia italiana, al centro come nei gangli territoriali. L’ottimo Sabino Cassese ha ricordato sul Corriere della Sera del 31 gennaio 2015 che nell’aprile del 2014 – quindi manca poco a che sia passato un anno – il premier esponeva in Parlamento le sei priorità per dare un scossa alla Pubblica Amministrazione: semplificazione, trasparenza, staffetta generazionale, dirigenza, controllo della spesa e lotta alla corruzione. Musica per le orecchie di noi mortali, noi poveri sudditi di questo Stato storicamente avverso alle virtù. Tuttavia, pur registrando l’impegno di Renzi sul versante della realizzazione del sistema pubblico di identità digitale, non pare che i suoi slanci abbiano prodotto risultati concreti. L’impressione più schietta è che si sia pure lui impantanato davanti alle prime resistenze. E che lo slancio dell’aprile scorso si stia lentamente spegnendo come quando il ciclista mette un rapporto lungo per andare più veloce e si accorge dopo pochi chilometri che la gamba non lo asseconda. Allora alleggerisce e si mette buono buono nel gruppo. Nel caso di Renzi, in materia di riforma della Pubblica Amministrazione, ha deciso di giocare di rimessa. E fare gli attendisti quando i cittadini chiedono coraggio e invocano una bella notizia sul fronte della burocrazia non è certo una buona idea. Cassese invita Renzi ad essere più realista e a concentrare gli sforzi in materia su un obiettivo, quello primario: la qualità della dirigenza. Condivido in pieno! Già più volte ho avuto modo di scrivere che nella pubblica amministrazione dovrebbero agire solo manager capaci, che magari vantano un percorso professionale di alto livello e non un curriculum innervato solo di aderenze politiche. E sono arrivato a dire che in quei posti strategici vedrei bene soprattutto manager stranieri, in quanto del tutto scevri della zavorra che ci portiamo dietro. Solo così si potranno diffondere le buone pratiche nella pubblica amministrazione. L’immagine dell’Italia, proprio a causa dell’inefficienza della macchina pubblica, è profondamente deteriorata. Renzi non può non saperlo e allora, non gli resta che recuperare in fretta lo slancio dell’aprile scorso. Insomma, metta in atto una buona politica per favorire le buone pratiche. Praticamente…
CESARE says:
Come sempre non Ti fermi mai, ho letto con interesse le Tue opinioni molto mirate e sintetiche , che condivido. E…… sempre avanti.
Cordialmente Cesare lo Forte