Le banche, Renzi e le pmi

Le banche non sono più in grado di soddisfare integralmente la domanda di credito delle imprese. Federico Ghizzoni – Unicredit, in una recente intervista, dà prova di realismo. La causa principale dell’impasse è soprattutto nella difficoltà degli Istituti a fare pulizia delle sofferenze e dei crediti deteriorati che hanno in pancia. Il grido di allarme di Ghizzoni rappresenta un atto d’accusa al governo, al suo immobilismo su una materia così tanto delicata. Come può ripartire il sistema produttivo italiano se le banche denunciano apertamente l’impossibilità, per come stanno le cose, ad accompagnare le imprese nel proprio tentativo di agganciare la debole ripresa? Certo, le banche hanno la loro bella responsabilità: non è stato un esercizio virtuoso quello di erogare prestiti a pioggia senza attuare le necessarie verifiche. Detto ciò, non conviene a nessuno stare alla finestra e piangere sul latte versato. Occorre mettere in atto iniziative improntate alla razionalità per uscire dalla “sofferenza” collettiva. La soluzione più logica? Ogni banca, o più banche si mettano insieme per conferire a società veicolo la gestione dei crediti deteriorati. Ma, attenzione: società direttamente espressione degli Istituti di credito. La Banca d’Italia dovrebbe tratteggiare poche, ma precise regole alle quali le nuove società dovrebbero attenersi. Per il resto: grande attenzione e dialogo continuo con l’imprenditore in difficoltà per ristrutturane il debito secondo un piano plausibile. Perché non ha alcun senso la pratica di affossare il piccolo imprenditore che boccheggia. Allora, ad esempio, si pensi a strumenti partecipativi per aiutarlo ad uscire dalle secche; per avviare un percorso di consolidamento del suo capitale, rendendolo così “degno” di nuovi finanziamenti. Le minacce non servono mai per salvare un’azienda in crisi. A sofferenza si aggiunge solo sofferenza.