Alle pmi servono minibond davvero «mini»

La debolezza del sistema industriale italiano è quasi tutta farina del sacco delle pmi perché, come leggo da più parti, non hanno il physique du rôle per reggere l’urto della competizione globale. E’ un refrain che ritorna spesso, poco convincente. Un modo di pensare tutto sbilanciato dalla parte della grande industria; e della grande finanza che, storicamente, trova più di un motivo di soddisfazione dal prevalere di queste interpretazioni ingenerose. Si tratta di un deficit culturale che non tiene conto del patrimonio rappresentato dalle piccole e medie imprese; uno scrigno valoriale che, malgrado il clima ostile, resiste. Una resistenza imprenditoriale tra mille sacrifici: più physique du rôle di così? Diciamo la verità: la politica glamour, quella che flirta con i “i soliti noti” della magna industria, non ritiene le pmi un interlocutore apprezzabile. Fa male il colpevole silenzio che avvolge questi imprenditori. Un Paese serio dovrebbe reagire, anziché autodistruggersi. Non credo che in Italia la ripresa economica possa prescindere dalla vitalità creativa delle pmi. Quando venne dato il via ai minibond c’è stato chi la definì una micro – rivoluzione pensata per venir incontro alle esigenze delle piccole imprese in cerca di ossigeno. La formula ha il suo senso: un approccio al credito alternativo alle banche. Peccato che il passaggio dalla teoria alla pratica è stato sconfortante. Non tanto, o meglio non solo, per il fatto che le società emittenti sono chiamate a conseguire un fatturato annuale di almeno 2 milioni di euro; quanto per tecnicismi e altre barriere burocratiche che hanno precluso la strada alla gran parte delle piccole imprese a beneficio di quelle che non ne avevano bisogno. Insomma, una buona idea con troppe complicazioni. Ma allora, perché non operare una bella correzione in corsa? Da un lato abbassando la soglia di fatturato e dall’altro semplificando le procedure per finanziarsi, magari introducendo una fiscalità agevolata. Se di minibond si tratta anche gli ostacoli da superare siano “mini”.