Il sole non Sorgenia più. Allora via con gli aiutini…

Mentre la Cgia di Mestre fa sapere che con la Tasi si annuncia per le imprese una batosta di almeno un miliardo di euro (solo sui capannoni è previsto un incremento pari a circa 650 milioni) – tanto per ribadire che il vento non ha cambiato direzione per gli imprenditori che si tirano su le maniche – si profila, invece, una nuova operazione di salvataggio per un gruppo in difficoltà da qualche anno: Sorgenia (debito netto 1,86 miliardi) riferibile anche alla Cir di Carlo De Benedetti.
L’azienda, impegnata nel settore energetico delle centrali a ga, sta letteralmente precipitando e, allora, ecco che lo Stato sta pensando di intervenire direttamente per risolvere la situazione; poi ci sono le banche, assai esposte con Sorgenia: addirittura 21 istituti di credito, con in testa la solita Monte dei Paschi di Siena, a ribadire il concetto che tra finanza e politica si va sempre a braccetto, costi quel costi (tanto i costi alla fine se li accollano le persone normali, finanche i piccoli risparmiatori). Visto il tracollo, adesso le banche sono spaventate al punto che premerebbero per commutare una parte dei loro crediti in capitale. Dalla padella nella brace, verrebbe da dire. Ma come, non sono ancora bastati i casi della Tassara di Romain Zaleski e dell’Immobiliare Risanamento di Luigi Zunino? Quei rapporti così stretti e poco lineari che non hanno fatto altro che generare operazioni discutibili in un intreccio d’interessi che solo a pensarlo mette i brividi. Nel caso di Sorgenia è probabile che lo Stato intervenga con un remunerazione pesante appellandosi a una scorciatoia, il cosiddetto capacity payment, definito dal Corriere della Sera un vero e proprio salvagente pubblico per i produttori che posseggono centrali a gas. In sintesi: i proprietari degli impianti termoelettrici vengono comunque pagati anche se le turbine non girano, semplicemente perché potrebbero produrre. Insomma, ora non servono, ma se domani… Un patto per essere pronti ad accendersi. Pertanto, soldi subito per imprese che, nel frattempo, sono ferme. Una strategia che sa di sberleffo. Un aiuto privo di senso e che – ne siamo certi – rimarrebbe tale anche nel caso fossero gli istituti di credito a diventare proprietari di Sorgenia. Allora, dovremmo assistere all’ennesimo intervento del pubblico a sostegno della banche che hanno prima generosamente finanziato e poi, forse, investiranno in un’operazione finanziaria rivelatasi fallimentare. E, in modo particolare, si tratterebbe anche di un pronto soccorso per la banca che guida la truppa degli Istituti creditori: Mps. Vale a dire, quanto di più contaminato con la politica vi possa essere. Insomma, per il governo Renzi una gatta da pelare mica di ridere. Vedremo come saprà muoversi. Da buon toscano credo conosca bene i suoi polli… Ma il neo premier non aveva detto di avere in testa innanzitutto le sorti del mercato del lavoro e il dramma delle imprese che non ce la fanno, specie il destino di quelle più piccole?