I troppi equivoci delle banche fuori dal listino

E’ una vita che scrivo dei mille escamotage che adottano le banche non quotate per scansare il giudizio del mercato. Si fanno belle attraverso legami saldissimi che riescono a conservare con la propria clientela. Come? In pratica, ogni anno i vertici avviano nuove perizie che conducono anche a un aumento del prezzo delle azioni, forse per dimostrare che l’istituto ha acquisito valore. Ovviamente le cose stanno diversamente. Perché tali mosse altro non sono che alterazioni del mercato; anzi, vere e proprie distorsioni rispetto agli istituti di credito quotati in Borsa. Quello a cui stiamo assistendo in questi giorni, con il caso di Veneto Banca passata agli onori della cronaca per aver concesso dei fidi contro acquisti di azioni, rappresenta la punta dell’iceberg di un sistema profondamente malato. Dove il rapporto tra banca non quotata e cliente è spesso all’insegna dell’ambiguità. E dove, al di là di tutto, tali pratiche non sono altro che l’ennesima dimostrazione di come oggi, per mantenersi in sella, non si guardi in faccia a nessuno. D’altronde se un cliente, attraverso acquisti di titoli, può ottenere finanziamenti o altre forme di privilegi, è evidente che non abbia alcun interesse a non farlo.
In buona sostanza, all’interno di questa catena del “favore” si arriva alla ben poco edificante conclusione: è il cliente che concorre, con i soldi della banca, alla nomina del management. A favore si corrisponde favore. E tanti saluti alle buone regole e ai conflitti di interesse. Eppure chi dovrebbe vigilare su meccanismi finanziari che non hanno nulla di trasparente (Banca d’Italia, ad esempio?). Ed è così che agiscono molti istituti non quotati, specie quelli ad azionariato ristretto e che presentano un pedigree di razza; che poi, a ben vedere, è per lo più il frutto di operazioni ardite, di scambi di promesse, di azioni spericolate. Penso ai tanti piccoli imprenditori che bussano agli sportelli per chiedere un fido e che difficilmente ottengono. Come tutto ciò stride con la brutta notizia di quell’azienda di Enna che sembra aver ricevuto 2 milioni di prestiti da Veneto Banca e in cambio ha “spontaneamente” comperato titoli della stessa banca. Nel mucchio selvaggio della finanza italiana, troppo spesso sganciato dall’economia reale, succedono anche queste cose. Urgono regole. Poche, ma certe. Il mercato domanda trasparenza. Il primo passo? Ad esempio, imporre alle società di revisione e ai sindaci la vigilanza su questi rapporti perlomeno anomali.