Chi pagherà per davvero la ristrutturazione della “stressata” Mps?

Che Monte dei Paschi di Siena sia uscita “malconcia” dagli stress test è la più classica delle non notizie. A tutti era noto che si era presentata agli esami con troppe lacune, con una patrimonializzazione boccheggiante risultato di gestioni allegre, di contaminazioni opache tra finanza e politica, di rapporti poco virtuosi con l’omonima Fondazione. Dal giorno della pubblicazione della brutta pagella stilata dai professori di Bruxelles sui media nazionali è partita subito la campagna di solidarietà affinché Mps venga aiutata nel piano di ristrutturazione alla ricerca del prestigio perduto.
E pare proprio che in prima fila in questa pratica del pronto soccorso vi siano altri prestigiosi brand del sistema creditizio italiano. Infatti, tutti si dichiarano più o meno disponibili a tendere una mano, da Unicredit alla “nuova” Mediobanca, per non dire di Intesa San Paolo. Evidentemente il nome di Alessandro Profumo in certi ambienti glamour conserva intatto il proprio fascino. Tuttavia, la questione mi pare più complessa di come venga raccontata dal pensiero unico mainstream. Il Tesoro e la Banca d’Italia, ad esempio, che ruolo verrebbero a giocare in questa difficile partita? Di garanzia, di autorevolezza, oppure è lecito attendersi da questi soggetti un “motu proprio” destinato a pesare sulle casse già esangui della finanza pubblica? Pensar male è sbagliato, però non di rado ci si azzecca, come diceva un illustre e inossidabile politico della Prima Repubblica; dunque, mi è più facile pensare che l’intervento di sostegno da parte delle banche alla più che zoppicante realtà senese possa avvenire unicamente con la benedizione non solo simbolica delle griffe pubbliche (che già di per sé pensano ad allungare il prestito già elargito all’istituto del presidente Profumo, ma, intanto, si sente parlare di nazionalizzazione di Mps…). In questo modo si rimarrebbe sempre e comunque all’interno del solito recinto dove la parola d’ordine rimane quella: “io aiuto te e tu dai una mano a me”. La conseguenza logica di questo gioco al tavolo dei potenti è che, da qualche parte, i soldi destinati al sopracitato pronto soccorso andranno recuperati ed è assai probabile, se non certo, che a farne le spese sarà l’anello debole della catena: il cittadino/persona. Già di suo in gravi difficoltà nel dialogo interrotto con gli sportelli. Per non dire delle piccole imprese per cui non è mai in agenda un qualche sostegno economico da parte di chicchessia quando si trovano a gestire la propria fase di ristrutturazione. Esse devono fare da sé, Mps può contare sulla “generosità” pubblica e privata, in questi casi, assai inclini a muoversi a braccetto. Dulcis in fundo, sento dire di un interesse verso Monte dei Paschi della spagnola Santander. Già, proprio quel gruppo che nel 2008, cedette con una mossa spettacolare la banca Antonveneta a Mps a una cifra sproposita. Quello fu l’evento che annunciò la debacle economica del più antico istituto di credito italiano. Il mondo finanziario ama agire in modo “creativo”. Vuole sempre sorprendere. Peccato che il più delle volte si tratta di gesti creativi che non portano alcun beneficio all’economia reale. Vedremo gli sviluppi, ma dico in anticipo che qualche preoccupazione la conservo. Per intanto, vigiliamo perché la coppia Stato – banche potrebbe dar vita all’ennesimo colpo di teatro… l’ennesima commedia degli equivoci!
Mario says:
Più che d’accordo. Vediamo però, può essere un primo test per verificare se qualcosa sta cambiando.