Buffet e la lezione nipponica

Oggi dico qualcosa di un giovane di grandissimo successo che ha compiuto novant’anni il 30 agosto: Warren Buffet, professione finanziere. A mio avviso il migliore. Anche lui, come la più longeva pubblicazione di enigmistica, vanta un numero infinito di imitazioni. Nel suo mondo rappresenta il benchmark. Non per niente viene chiamato l’Oracolo di Omaha, per via dello sperduto paese dello Stato del Nebraska dove è nato, dove svolge la sua attività e tiene le sue assemblee annuali con partecipazione “fisica” di moltissimi soci. È certo uno degli uomini più ricchi al mondo proprio in virtù del suo acume e di una visione delle cose più unica che rara. Le sue previsioni fanno tendenza e quando decide di investire attraverso il suo fondo la vicenda diventa immediatamente materia di analisi e riflessione per capirne le ragioni. È di questi giorni la sua ultima mossa che ha fatto in pochi minuti il giro del mondo: un investimento pari a circa 6 miliardi di dollari per acquisire rilevanti partecipazioni azionarie in cinque importanti aziende giapponesi: Itochu, Marubeni, Mitsubishi, Mitsui e Sumitomo Corp. Lo ha fatto pur in coincidenza delle rumorose dimissioni per stress del premier nipponico Shinzo Abe, una decisione che ha aperto in quel Paese un periodo di profonda incertezza. Eppure Buffet ha visto altro, credendo al Giappone e alla sua economia reale. Per esperienza darei credito alla bontà del suo investimento. Si sarà capito quanto lo ammiri. Ho letto tutti i suoi libri. In particolare mi ha sempre colpito il suo cogliere la vera natura della Borsa quale strumento perché condivide lo sviluppo delle imprese e di conseguenza di contribuire a darne solidità. Insomma, un sostegno concreto all’economia reale. E poi – e qui c’è la grande lezione – che anche la nostra classe politica dovrebbe fare propria – Buffet non fa mai investimenti di corto respiro, tattici e speculativi. L’Oracolo di Omaha investe secondo una strategia di medio lungo termine. Così si costruisce. E, a proposito di lezione, ho fatto mio, tra gli altri, un suo pensiero evergreen: “Il rischio esiste soprattutto quando non sai quello che stai facendo”. Da me semplificato in “quando non capisci quello che ti viene proposto, non farlo”. Parola di Oracolo!