Imprese creatrici di ricchezza

Il premier Giorgia Meloni, ospite di Bruno Vespa nella trasmissione “Cinque minuti”, ha espresso un concetto che dovrebbe essere ritenuto normale; invece, siccome siamo in Italia, non lo è affatto. Commentando i dati che certificano l’aumento dell’occupazione, il capo dell’esecutivo ne ha attribuito il merito alle imprese. Perché – ha spiegato – «la ricchezza non la crea lo Stato». Per poi aggiungere: «Quello che può fare lo Stato è creare condizioni favorevoli, ma la ricchezza la creano sempre le imprese con i loro lavoratori. Noi abbiamo cercato di fare del nostro meglio per incentivare, per creare quelle condizioni favorevoli».
In un Paese tradizionalmente animato da una massiccia avversione verso la cultura d’impresa, sentire pronunciare pensieri di questo tipo e soprattutto sentirli esprimere dal presidente del Consiglio, acquistano un grande significato. Una ventata di aria fresca che lascia ben sperare. L’imprenditoria quando è messa nelle condizioni di operare in libertà e senza paletti fastidiosi dimostra di saper produrre performance interessanti. E imprese in salute vuol dire maggiore occupazione e perciò benessere per la comunità. Quel che dice Meloni non è altro che saggia cultura liberale: l’industria privata genera ricchezza e lo Stato fa la sua parte. Che significa: non invadere un campo che non è il suo; ma si adopera con misure virtuose per favorire il buon andamento della partita. Mentre la Germania arranca, l’Italia dell’economia reale se la passa meglio. Nessun trionfalismo, certo. Tuttavia quando i numeri sorridono è doveroso sottolinearlo. In modo particolare quando sono supportati da una visione delle cose che segna un cambio di passo. Nel solco del liberalismo. Che sembra proprio liberarci dalla storica iattura dello Stato imprenditore e dello Stato che mette le mani nelle tasche dei cittadini/contribuenti per salvare aziende di “grido” in crisi perenne.