Bruxelles non azzoppi la IA

Nei giorni scorsi, come noto, il Parlamento europeo ha approvato a vasta maggioranza la prima normativa che viene a regolare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Con l’obiettivo dichiarato e atteso di promuovere, in generale, un maggior grado di sicurezza per tutti. Adesso si tratta di vedere cosa ne verrà effettivamente da questo passaggio normativo.
Prima di tale intervento era diffusa una certa preoccupazione su scala globale soprattutto per le troppe incognite che reca con sé il fenomeno dell’intelligenza artificiale. A tutti i livelli, proprio per la sua capacità, dimostrata nei fatti, di saper rivoluzionare qualsiasi settore nel quale impatta: dall’economia al lavoro; dalla scienza alla medicina e fino alla sicurezza e alla difesa. Dunque, si avvertiva l’urgenza di introdurre una regola condivisa: la deregulation spinta a proposito di intelligenza artificiale avrebbe spalancato a scenari imprevedibili, complessi e, con ogni probabilità, pericolosi. Ma, come detto, ora bisognerà verificare quali conseguenze porterà questa decisione assunta della politica europea.
Mi limito a evidenziare la problematica rispetto al mondo delle imprese. Che vede moltissime realtà, anche dell’universo imprenditoriale di dimensioni più contenute, impegnate in investimenti cospicui in materia di innovazione tecnologica e che oggi ha nell’intelligenza artificiale il perno intorno a cui ruota tutta o quasi la politica di crescita competitiva delle aziende. Non si vorrebbe mai che la pur doverosa normativa sfociasse poi in paletti e freni secondo la peggiore tradizione «burocratese». Non si vorrebbe mai che da una nuova regola ne venisse fuori una vecchia pratica «frenante». Solo il tempo potrà dire. Tuttavia, è legittimo domandarselo. E le imprese sicuramente se lo staranno chiedendo. Perché sono realtà… intelligenti