Gestiamo i monumenti come aziende

La deprecabile vicenda della chiusura del Colosseo ai turisti, per improrogabile assemblea sindacale, sta facendo discutere. Come è giusto. Le immagini della lunga fila davanti ai cancelli del più famoso sito archeologico di Roma ha fatto il giro del mondo. Già il giorno successivo Palazzo Chigi ha messo una pezza con il decreto legge che equipara i beni culturali ai servizi pubblici essenziali. E, ugualmente, ha provveduto a sbloccare i fondi per i salari accessori 2014 – 2015 di tutti i dipendenti del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. Bene? Mica tanto. A leggere le reazioni delle sigle sindacali (specie della Cgil) non pare proprio che abbiano intenzione di venire a più miti consigli. Promettono altre iniziative eclatanti, comunque a scapito della collettività. La qual cosa non mi stupisce. La gestione dei monumenti italiani di proprietà statale o comunque riconducibili al suo stretto controllo è tra le più tipiche e consolidate espressioni di centralismo e statalismo. Incompetenza e interessi opachi ne disegnano una rendita di posizione che sfocia nell’arroganza. Così i turisti, cioè tutti noi, diventano ostaggio di umori ballerini e di battaglie da consorteria. Per tacere di quando si apre ai privati per raccogliere fondi senza mollare di un centimetro sulla gestione dei monumenti. Insomma, così non se ne esce. Anche se la strada per uscire dall’impasse ci sarebbe. Una vera riforma della gestione dei monumenti statali con un modello privato (personalità giuridica e di gestione autonoma), da vera e propria azienda, chiamata a misurarsi con le regole del mercato. Sono convinto che i benefici sarebbero immediati. E una realtà con tali caratteristiche (bilancio sano, efficacia ed efficienza, armonia delle relazioni interne) potrebbe intercettare investimenti importanti con l’approdo in Borsa. Sarebbe una svolta epocale. Di più: monumentale…
amalia acht says:
Da anni faccio questa battuta, che poi non è tanto una
battuta: se gli Svizzeri avessero la gestione del nostro
turismo, i nostri problemi sarebbero risolti:)
mario says:
L avicenda è senz’altro deprecabile e i sindacati hanno mostrato ancora una volta di essere rimasti molto indietro. Però che un lavoratore (anche se probabilmente lavora poco) debba aspettare più di un anno per avere il dovuto mi sembra altrettanto deprecabile. La soluzione poi di privatizzare i musei per risolvere tali situazioni, mi pare molto ideologica. I privati possono essere molto inefficienti quanto gli statali, basta pensare alle assicurazioni, alle banche. Lo Stato occorre, bisogna renderlo efficiente e rendere i suoi servizi utili e rispondenti alle esigenze del cittadino. Questa è la battaglia, non la privatizzazione di ciò che compete ad uno Stato.
P.S.
Tra le sue competenze non vanno incluse imprese, banche, ecc