Ok ai mini bond, ma che siano “mini” per davvero…

Siccome la ripresa della nostra economia continua a rimanere materia per pomposi annunci e poi rapide ritirate non appena vengono aggiornati i numeri e le percentuali di crescita si assottigliano paurosamente verso lo zero, conviene sperare nel decollo dei titoli di debito a sostegno di imprese non quotate.
Si tratta di quell’alternativa al credito bancario che il sottoscritto auspica da tempo; un canale di finanziamento complementare che potrebbe rappresentare una possibilità concreta per le piccole e medie imprese che, per necessità o virtù o dimensioni, sono fuori dalla Borsa. Si avverte un interesse diffuso verso i mini bond ed è facilmente comprensibile visti i chiari di luna nei quali si dibatte il Belpaese; tuttavia, va rilevato (e lo rilevo con una certa preoccupazione) come le banche che paiono uscire dalla porta di questo business prontamente rientrano in gioco dalla finestra. Questo per il semplice motivo che metà dei fondi di debito lanciati o annunciati sono di emanazione bancaria, basti pensare ad assicurazioni, fondi pensione, casse di previdenza. In questo modo rimane aperto il problema di sempre, lo stretto controllo del credito da parte delle banche secondo il più ampio ventaglio possibile. Nascono nuovi strumenti finanziari? Si vogliono tentare altre strade per dare una mano tangibile ai piccoli imprenditori che più di tutti continuano a patire? Ebbene, in un modo o nell’altro gli Istituti di credito vigilano affinché rimanga sotto il proprio stretto controllo qualsiasi forma di nuovo business. Come a significare che per sottrarsi alla stretta creditizia oggi finalmente è possibile rivolgersi a un canale che, in ultima analisi, è connesso a doppia mandata agli stessi soggetti protagonisti della “stretta”. Che dire, allora? Che la speranza, come sempre, rimane l’ultima a morire e che sul mercato possano affermarsi anche operatori indipendenti che sappiano creare con le imprese un rapporto fiduciario improntato alla chiarezza. Non vi è modo più saggio di procedere che auspicare un’effettiva politica di liberalizzazione. Sarà dura? Vale comunque la pena di provarci. E poi, altro passaggio non meno importante, che si possano sottoscrivere mini bond che siano “mini” per davvero. Altrimenti è un servizio, un’altra volta monco, che non aiuta il settore nel suo complesso. E mi auguro che in prospettiva li possano reperire anche i risparmiatori privati e non solo gli investitori specializzati o cosiddetti istituzionali. Potrebbe essere una bella rivoluzione copernicana e un modo concreto di liberare nella sostanza il mercato. E’ chiedere troppo?