Moncler si riscalda… con la politica del “fare cassa” in Borsa

Lunedì 16 dicembre 2013. A Milano faceva decisamente molto freddo e allora quale scelta migliore che rifugiarsi nel caldo abbraccio di un piumino di qualità? Così è avvenuto. E’ stata corsa frenetica. Febbrile. Nel cuore della city meneghina. Verso un brand preciso, una griffe di prestigio: Moncler.
Verso le azioni di questa azienda di indubbio successo – rilevata nel 2003 dal presidente e amministratore delegato del gruppo Remo Ruffini (oggi azionista con il 31,9%) quando attraversava una crisi profondissima – che ha debuttato sul listino di piazza Affari riscaldando oltremodo l’ambiente (dopo il boom del primo giorno, ieri, 18 dicembre 2013, ha perso il 5% ma resta sopra i 14 euro). Ma bisogna subito rilevare che il 90% dell’offerta era rivolto agli istituzionali, e cioè le solite banche e i soliti fondi. Con tutte le insidie che possono sorgere quando si tende a stringere oggettive alleanze con partner di questo tipo piuttosto che intercettare l’attenzione del tradizionale canale del retail (infatti la corsa alle azioni del piumino ha visto “premiati” appena 7.348 risparmiatori, vale a dire uno su undici).
Il sottoscritto, che ne ha viste davvero tante, fatica ad accodarsi ai peana della stampa mainstream. Temo il solito refrain: poca strategia e tanta voglia di fare cassa. Più un gioco di prestigio che un’ “azione” prestigiosa. Spero di essere smentito, ma i segnali sono poco incoraggianti. Diciamo che il sospetto risale a circa un mese fa quando ho letto che Moncler annunciava di aver ceduto l’intera azienda di Industries Sportswear Company, compresi i marchi Marina Yachting, Henry Cotton’s, Coast Weber & Ahaus e la licenza 18CRR81 Cerruti a Cavaliere Brands. Si tratta di una società controllata indirettamente da fondo Emerisque. Ma attenti bene. In modo del tutto contestuale, diciamo a completamento dell’operazione, i soci di Moncler Ruffini Partecipazioni hanno sottoscritto un aumento di capitale in Cavaliere Brands acquisendo una partecipazione pari al 30% del capitale sociale. Un “alleggerimento” in vista dello sbarco. Ma quel che esce dalla porta rientra prontamente dalla finestra. Insomma, ancora una volta è la politica delle scatole cinesi, che nella finanza non porta mai trasparenza. E che in piazza Affari è un modus operandi che ha già fornito risultati imbarazzanti come ricordo anche nel mio Banca Rotta. E se pensiamo che l’operazione di cui ho appena riferito è stata avviata prima della quotazione di Moncler, forse qualche punto interrogativo sarebbe lecito. Invece sui giornali vedo solo punti esclamativi. Intendiamoci. Remo Ruffini è un signor imprenditore che ha saputo in appena dieci anni ridare lustro a un brand che stava sprofondando. E mai vorrei che le sue indubbie virtù venissero annacquate da operazioni finanziarie esuberanti. Ma poco lungimiranti. Come il “fare cassa” subito e giocare partite fra annunci, cessioni, ingressi. Come dire: una società tira l’altra…