L’Italia riparta dal suo patrimonio d’arte e turismo. Con proposte coraggiose

Molto spesso mi trovo in sintonia con chi lavora di fantasia per una giusta causa. Con quelli che si potrebbero definire dei visionari (nel senso che hanno una visione virtuosa delle cose). Ahimè, soggetti liberi sempre più rari da ritrovare su piazza. Per questo ho avuto quasi un sussulto quando mi è capitato tra le mani Sette, il magazine settimanale che esce con il Corriere della Sera (Numero 38 – 19-09-2014). Ho letto tutto d’un fiato l’editoriale di Pier Luigi Vercesi e posso dire di averne sposato in pieno il contenuto. Perché avanza una proposta concreta, che a prima vista potrebbe suonare come demagogica e invece non lo è per nulla.
In sostanza Vercesi dice: facciamo del Quirinale, attuale residenza del capo dello Stato, la casa di tutti gli italiani. Una vera risorsa per il Paese; una risorsa nel senso e nel segno della bellezza, liberandola così da quel che è oggi: una magnifica location che rappresenta solo una voce di spesa fuori dalla realtà. Infatti, la residenza del presidente della Repubblica viene a costare molto di più della Casa Bianca, assai di più di Buckingham Palace. Un tipico e altisonante spreco all’italiana, aggiungo io! Tanto più insopportabile nel momento in cui il Paese reale invoca finalmente scelte riformistiche che partano dal taglio delle spese legate alla politica e alle istituzioni. Il presidente della Repubblica non ne avrebbe certo a male – specie Napolitano che non passa giorno senza invocare decisioni coraggiose da parte della classe politica – se per una causa così nobile traslocasse in uno dei meravigliosi palazzi che rendono Roma unica al mondo. Laddove verrebbero a ridursi notevolmente i costi di gestione. E il nuovo Quirinale (luogo incantevole come pochi altri) potrebbe così rappresentare il rilancio simbolico e altisonante della nostra cara Italia. Un principio di Rinascimento del terzo millennio. In che modo? Vercesi suggerisce di farne un Louvre e quindi una fonte certa di ricavi; di far convergere nelle sue magnifiche stanze le migliaia di opere che giacciono impolverate e abbandonate in improbabili scantinati; di rendere il Quirinale un motivo di attrazione turistica. Condivido alla lettera. Primo perché amo l’arte in tutte le sue espressioni più alte; e secondo perché trovo intollerabile che per incuria e “mala educazione” il Belpaese negli anni non abbia saputo fare altro che voltare le spalle al suo invidiatissimo patrimonio di bellezza; all’estero non si capacitano del perché non riusciamo a rilanciare il Paese partendo proprio dalla leva del turismo, dalla valorizzazione delle nostre eccellenze. Purtroppo questo non è un Paese per visionari, piuttosto è brodo di coltura per burocrati. E di questo passo c’è il forte rischio che pure l’occasione di Expo 2015 venga sprecata sull’altare degli interessi personalistici. Sarebbe davvero troppo! Allora io dico che occorrono segnali forti per incominciare ad invertire la rotta. Ecco perché la proposta di Vercesi appare ai miei occhi di innamorato del bello e del mio Paese molto interessante. Confido che il saggio Napolitano, dopo aver letto come me l’efficace editoriale di Sette, ci abbia perlomeno riflettuto su. Chiudesse la sua carriera politico – istituzionale con una mossa così moderna verrebbe ricordato nei libri di storia. E noi cittadini (o sudditi?) un po’ intristiti dal caravanserraglio della nostra provinciale politica ritroveremmo finalmente un lampo d’orgoglio patriottico. Non è bello tutto ciò?