L’idea “bad bank” sarà il colpo di grazia per le nostre Pmi

Già, anche le banche soffrono. Malessere dovuto a un fastidiosissimo mal di pancia, provocato da crediti dubbi presenti nel proprio portafoglio. Si tratta di fitte che valgono all’incirca 330 miliardi. Ma c’è la cura: liberarsi nel modo più indolore possibile di tutte le attività deteriorate che si ritrovano, da anni, nei loro bilanci. A una platea di compratori che smaniano per trarre vantaggi dalle sofferenze altrui, soprattutto di quei piccoli imprenditori che, per le note ragioni, non sono in grado di mantenere l’impegno di rientrare del debito contratto con la propria banca che, giova ricordare, spesso concedeva prestiti con troppa facilità. Prevedo scenari foschi per le imprese in difficoltà, alle prese con questi nuovi interlocutori, di fatto delle vere e proprie agenzie, anche private, dedite alla riscossione crediti. Mi vedo la scena. Dopo aver indicato le modalità del piano di rientro senza concedere nulla, questi “veicoli specializzati”, in perfetto stile Equitalia, non ci penseranno due volte a far azioni giudiziarie devastanti ed anche a chiedere il fallimento delle PMI. Un vero disastro per l’economia reale. Così, ancora una volta, per venire in soccorso alle banche – che certo hanno le loro ragioni non essendo degli enti benefici – si adottano formule destinate a colpire l’anello più debole della catena: il piccolo imprenditore, il “Brambilla”, come amo affettuosamente chiamarlo. Io rimango dell’avviso che sia di gran lunga preferibile mantenere aperto il dialogo, pur oggettivamente complicato, tra banche e debitori in difficoltà; per la semplice ragione che gli Istituti difficilmente arrivano a mettere in atto misure drastiche fino al punto di non ritorno. Mentre ho la certezza che i nuovi cessionari dei crediti ricorreranno a metodi molto aggressivi per fare cassa, fino al de profundis (per le imprese, ovvio). Insomma, si tratta di far prevalere una logica di buon senso se ancora è rimasto in vita nel Belpaese. Le banche, vista la situazione, potrebbero trattare con la clientela in difficoltà un nuovo percorso di rientro del debito, operando un forte sconto e una ragionevole dilazione. Perché, in modo trasparente, non si concede una prelazione a favore del debitore alle stesse condizioni alle quali le Banche decidono di cedere il credito a terzi? Così facendo si darebbe all’imprenditore una chance nel solco della responsabilità. In caso contrario, con la benedizione dei decisori pubblici, si assesterebbe ai Brambilla il colpo di grazia. L’ennesima bad news. Quella definitiva…