L’affaire Carige e l’assenza di responsabilità

Leggere in questi giorni della vicenda giudiziaria che sta investendo l’ex presidente della Banca Carige Giovanni Berneschi, mi ha fatto tornare alla mente una delle mie prime pratiche, un vero e proprio “battesimo del fuoco” visto che riguardava l’immenso patrimonio dei Fassio di Genova, nome che negli anni sessanta significava imprenditoria di successo e autentico fiore all’occhiello nel settore navale.
La spartizione dell’impero del grande Ernesto Fassio aveva scatenato una lotta fratricida fra gli eredi senza esclusione di colpi. Nel mio “I Dolci e gli amari di Pompeo” racconto di quella storia, di come ottenni l’incarico e di come, quella triste questione rappresentò a tutti gli effetti l’avvio di un declino inesorabile di una realtà di assoluto prestigio anche a livello internazionale. Ma perché ho citato i Fassio? Ah, già per Berneschi che, seppur in posizione assolutamente marginale, incrociai all’epoca di quella disfida familiare. Evidentemente di carriera ne ha fatta tanta e non sta a me entrare nel merito delle accuse che ora gli vengono mosse, né esercitare un’invasione di campo rispetto al compito degli inquirenti. Quel che mi colpisce dell’affaire Carige – ma nella sostanza è un tarlo che si potrebbe tranquillamente allargare ad altri casi, anche del passato recente – è l’evidente assenza di responsabilità fra i collaboratori e controllori. Per quel leggo risulta difficile pensare che nessuno fosse a conoscenza della piega che stavano prendendo le cose in quel Gruppo. Qui non si tratta di tangenti dove è ben chiara la finalità. Qui è in gioco ben altro, è una crisi di quel sistema bancario nel suo complesso. E allora se è così – come mi pare emerga con chiarezza – siamo di fronte al più tipico dei concorsi di colpa (almeno a livello morale). D’accordo Berneschi, però il banchiere è solo la punta dell’iceberg del collasso Carige. Perché sotto il livello del mare (in questo caso del mar Ligure) vi è un iceberg sistema in grado di produrre falle gigantesche. Perché il Cda, il collegio sindacale, i collaboratori più fidati, società di revisione e giù a cascata non potevano non sapere la deriva che stava prendendo la navigazione. Ecco perché io parlo di correità. E questo per me è il risultato di un agire in assenza di responsabilità. La vicenda Carige, a suo modo, può essere istruttiva se farà scattare il campanello d’allarme, ovvero se impegnerà finalmente le banche in particolare, ma anche le grandi aziende a responsabilizzare i propri collaboratori. Non vedo altra strada se non ripartire da lì. Che poi sono i fondamentali di qualsiasi convivenza civile. Cioè: se io vedo che qualcosa non funziona nella mia azienda, se sono stato responsabilizzato, ho l’obbligo di denunciare subito il presunto malaffare. Solo così si produce un gioco di squadra efficace, efficiente e alla luce del sole. Un modus operandi valido per il Sistema Italia nel suo insieme.