Il rinnovo della patente e la “patente” delle riforme

Perché manifestiamo stupore quando nella normalità delle nostre giornate facciamo esperienza che qualcosa funziona nel rapporto fra cittadino e macchina pubblica? Semplicemente perché la lista degli inciampi, dei ritardi, delle peregrinazioni da un ufficio all’altro, della maleducazione e della protervia dei funzionari è così lunga che non ci aspettiamo mai che possa succedere diversamente, cioè che il cittadino riesca a toccare con mano il corretto funzionamento di un servizio che, in uno modo o nell’altro, ha a che fare con la burocrazia pubblica. Ecco allora che quando accade rimaniamo, positivamente colpiti, sorpresi, di più, stupiti. Come è successo a me proprio in questi giorni.
Roba da non credere, eppure si tratta di un episodio vero. Lo riassumo. Chiamato al rinnovo della patente ho immediatamente interessato Alessandra, preziosa collaboratrice del mio studio. Sentita l’agenzia Giulia, e raccolte le indicazioni relative ai documenti necessari, venivo informato dalla sorridente Alessandra che non potevo sottrarmi a un paio di incombenze che ovviamente non potevo che fare personalmente: la fototessera e la visita “oculistica” presso l’autoscuola. Così ho puntualmente eseguito l’ordine. Al termine del controllo medico, andato bene, ho chiesto ragguagli sulla nuova patente. Mi è stato risposto che il tutto mi sarebbe arrivato per posta direttamente a domicilio. Con l’aggiunta: a breve. Campa cavallo, mi sono detto mettendomi anche a ridere; vedrai adesso i tempi di attesa. A quel punto ho rimesso nel portafoglio la vecchia patente e mi sono allontanato quasi per nulla sorpreso di quella mia immediata reazione. D’altronde, in Italia, le cose vanno così… Non è passato che un giorno e mi è giunta a casa una raccomandata che portava la dicitura: patente via posta. Era la mia nuova patente a meno di ventiquattro ore dalla visita medica all’Agenzia Giulia! Ho firmato felice e contento, mi sono guardato per bene quel documento e ho pensato un attimo dopo: finalmente in Italia un servizio per il cittadino che funziona, che corre veloce. Una bella prova di efficienza che ho trovato giusto rendere nota. E’ l’eccezione che conferma la regola? Temo proprio di sì. Perché in generale pare non si riesca proprio a rendere la burocrazia un interlocutore umano, che favorisca la soluzione dei problemi. Al centro come negli enti locali sono così consolidate le rendite di posizione, espressione di questa o quella consorteria, che finora qualsiasi tentativo di introdurre elementi di novità è naufragato davanti al muro di gomma della “peggiocrazia”. Caro Renzi, se l’Italia vuole tornare a crescere per davvero non può permettersi di avere un cittadino sfiduciato perché continuamente vessato dalla rete tentacolare dello Stato padrone. Caro Renzi, il primo segnale forte in questa direzione è privatizzare le società dove il pubblico offre il peggio di sé bloccando in tutti i modi la crescita. Una mala pianta fatta di sprechi, clientelismo, lungaggini insopportabili. Incominciamo da lì, il resto di conseguenza. Un Paese che intende sedere al tavolo di Bruxelles con giustificate ambizioni (è iniziato il nostro semestre di presidenza) non può più perdere tempo. Ma la patente riformistica bisogna meritarsela con i fatti.