Il bilancio consolidato dello Stato? Una chimera…

La trasparenza è una parola sconosciuta al nostro caro (nel senso che ci costa moltissimo) Stato. Magari la pretende dagli altri, cioè prima di tutto da noi cittadini, però quando la questione lo tocca direttamente, svicola, dribbla, sposta l’attenzione. Mi riferisco a un tema scottante, quello del Bilancio consolidato dello Stato italiano. Avete presente? Tutti i comuni mortali, in un modo o nell’altro, lo presentano. E’, come dire, la fotografia della propria situazione di salute economica e finanziaria: vale per le famiglie e vale, naturalmente, per le imprese (di qualunque natura esse siano), ma non vale per l’azienda Stato. Che lo tiene all’oscuro e non fa nulla di nulla per renderlo trasparente ai cittadini.
Nascondere non è mai un gesto a fin di bene. Suscita perplessità, ingenera sospetti, trasmette senso di sfiducia. Uno Stato moderno può reggersi su questa gravissima mancanza? La domanda è volutamente retorica perché già contiene la disarmante risposta: no che non può reggersi. O, per meglio dire, può farlo giocando sempre con le armi della reticenza, del non dire mai come stanno per davvero le cose. Insomma, nel non presentare… il conto. Mentre non manca mai di farlo presentare a noi per ottenere di tutto e di più. Quindi il bilancio dello Stato si regge mettendo tutto il peso sui cittadini. Certo, il cittadino paga! Anche in momenti di grande sacrificio come questi che stiamo vivendo. Però vorrebbe anche sapere che ne è dei soldi pubblici, come vengono utilizzati: la voce entrate e la voce uscite. In poche parole si vorrebbe una cosa assai semplice, ovvero che il bilancio pubblico fosse, per l’appunto, pubblico e leggibile, per poi magari metterlo a confronto con quello di altri Paesi. Chi mi conosce sa che non amo cadere nei luoghi comuni o nei discorsi da bar. Riconosco che da che mondo è mondo prendersela con lo Stato è un’ “arte” che non passa mai di moda. Tuttavia, non credo sia un esercizio demagogico sostenere la causa della trasparenza dello Stato a proposito del suo bilancio. L’opacità non paga mai. Già nella sfera del pubblico ci imbattiamo continuamente nelle ombre della “peggiocrazia”, gradiremmo che sulla questione davvero dirimente ci fosse finalmente una svolta. Uno Stato deve saper conquistare la fiducia dei suoi cittadini. Non può mai essere un dato acquisito. Ma rimango dell’avviso che questo, per come stanno le cose, non possa accadere. Perché lo Stato non è nelle condizioni di poter presentare un bilancio consolidato. Ciò è dovuto alla semplice e drammatica situazione nella quale versano gli Enti locali (regioni e comuni) e le società controllate dalla Pubblica Amministrazione, che viaggiano con conti del tutto fuori controllo. E’ la spesa periferica a rappresentare il segno probabilmente più allarmante del dissesto e della gestione scriteriata della cosa pubblica. Infatti, nemmeno la Ragioneria dello Stato riesce a stimare l’entità del debito sommerso. Non esiste un bilancio consolidato dello stato. In queste condizioni non è possibile fare un piano di ristrutturazione serio e quindi… si naviga a vista.