Fare squadra per l’export

Shanghai, Cina. Per il made in Italy dell’arredo e design quel luogo sta diventando molto familiare. Ventimila visitatori all’ultima edizione dello Shanghai Exibition Center. I buyer e i grandi colossi immobiliari di quel grande (solo per estensione geografica e popolazione) Paese, hanno ancora una volta apprezzato la qualità assoluta della proposta italiana, sintesi efficace di creatività e strategia imprenditoriale. Hanno incontrato e apprezzato la proposta dei 127 marchi in missione in quella terra così lontana, ma anche così vicina. Le commesse non vengono mai per caso; sono l’esito di una visione che tiene insieme passione, curiosità, tenacia, desiderio di conoscenza e culto del lavoro. Il percorso di internazionalizzare, quando avviene con coerenza e piani strategici ben delineati, è premiante. E, visti gli ottimi risultati ottenuti per questa edizione, i big della nostra imprenditoria hanno deciso che pure l’anno venturo saranno laggiù. L’export è sempre più una voce decisiva per i destini delle nostre imprese. Fare gioco di squadra è il metodo vincente. L’eccellenza italiana è un brand che si valorizza al meglio con l’allestimento di missioni all’estero che coinvolgano le imprese dei settori di maggiore appeal. Il compito dei decisori pubblici dovrebbe essere quello di allestire reti efficaci – anche responsabilizzando i nostri ambasciatori come si era preoccupato di fare il presidente Berlusconi – per portare nel mondo ciò che ci rappresenta al meglio. Visto che l’arte è il nostro patrimonio che tutti ci invidiano, suggerisco al ministro del Mibact Dario Franceschini – qualche segnala incoraggiante nella sua precedente esperienza di governo lo aveva dato in particolare con “Il piano strategico di sviluppo della fotografia in Italia” – di promuovere un network con imprese innovative impegnate nel comparto arte, per portare la nostra bellezza in ogni latitudine.