Una riflessione: i fatti di Parigi e la crisi dell’impresa uomo
Ad un certo punto i pensieri ti assalgono, quelli più sinceri. Davanti a quel che è accaduto, quando fatichi a controllare le emozioni. Mi trovavo a Parigi, città che amo moltissimo, a casa insieme a mia moglie. Da tutt’altra parte rispetto ai luoghi colpiti dai terroristi. Non ci eravamo accorti di nulla. Poi, pressoché in contemporanea, ecco squillare i telefoni: le voci preoccupate dei nostri figli, da Milano e New York, hanno interrotto la normalità. Come tutti ho acceso il televisore e, mentre osservavo, la riflessione ha preso il sopravvento. Questioni di fondo, come quando entri in un ospedale per una visita di ruotine e vedi intorno a te l’evidenza della malattia. Non puoi far finta di niente. Anche solo per un minuto pensi al valore della cose in altro modo. Quella sera, quella notte, il sabato e la domenica e anche adesso che sono nel mio studio, le domande incalzano. Parigi spenta, cupa è stata la manifestazione di un’urgenza. Quell’atmosfera così surreale, quell’aria luttuosa, segnalava un travaglio umano. E io ho percepito di esserne parte. Penso ai giovani chiamati a costruire qualcosa di buono nella vita: cosa staranno pensando? Quali sentimenti prevarranno in loro visto che sono stati colpiti al cuore da coetanei che non amano la vita? E poi penso a me, che a settantacinque anni tutte le mattine sono animato dalla molla dell’entusiasmo. E’ qui che la riflessione che mi accompagna in questi giorni tocca il punto. Cosa farò domani? Ha ancora un senso adoperarsi nel proprio lavoro? Sono un economista, ora anche imprenditore. Mi riconosco in un orizzonte di pensiero liberista. Non ho mai guardato al denaro come a un virus da estirpare. Tuttavia, senza cadere nei triti luoghi comuni, mi accorgo che questo mondo ha esagerato. Ha tirato troppo la corda fidandosi e affidandosi esclusivamente alle leggi della moneta. C’è ricchezza e ricchezza, dico e mi dico. Chissà che di fronte a fatti così più grandi di noi non si recuperi un po’ tutti il senso delle proporzioni. Un recupero di autenticità per ripartire con saggezza e ritrovato entusiasmo. Una convenienza (termine caro agli economisti) prima di tutto umana. E profittevole. E’ solo il profitto che può generare lavoro, benefici sociali, benessere nel senso più ampio del termine. Che farne dei denari guadagnati è la domanda delle domande. Ciascuno faccia i conti con la propria coscienza. L’esempio di Melinda e Bill Gates è sotto gli occhi di tutti: rispondere alle urgenze e alle palesi ingiustizie su scala globale con gesti concreti attraverso la propria fondazione (Bill & Melinda Gates Foundation). Certo, quello è oggi, probabilmente, il caso più eclatante di filantropia. Ma alla base della loro scelta così radicale vi è senza dubbio una concezione, uno stile di vita e un rapporto con il denaro che non può non interrogare tutti. Specie in momenti così tragici che stanno mettendo in discussione le nostre certezze. Passare sopra a ciò che è accaduto a Parigi (ovvero, circoscriverlo alla sola sfera emozionale) come a un qualcosa da mettersi alle spalle quasi fosse un fastidio, avrebbe il significato del regresso. Dello stato di crisi permanente che – nel breve o nel medio termine – conduce dritto al fallimento. Dell’impresa uomo. Capitale indispensabile per mettere insieme un Pil che si rispetti.
Massimiliano Cattano says:
Caro Pompeo,
grazie per la Tua riflessione, mi aiuta a pensare.
Senza zavorre ideologiche (e fortunatamente ce ne sono sempre meno) arriveremo a nuovi modelli economici e sociali.
Chi ha esperienza come Te può fare molto, nel senso che hai vissuto tante situazioni diverse e forse sei in grado di evitare ad alcuni gli errori già fatti da altri.
Siamo in tanti impegnati a costruire un paese migliore per tutti, in un’Europa più vera, che rappresenti un paniere di opportunità e non solo vincoli di vario genere.
La libertà, l’uguaglianza e l’attenzione fraterna al prossimo, semplicemente come essere umano, sono ormai valori laici delle nostre società occidentali.
Difendiamoli, ma come? Forse dovremo investire una parte delle nostre ricchezze nella trasmisione di questi valori a tutti coloro che accogliamo nei nostri paesi.
Se poi, insieme, decideremo democraticamente di cambiare qualcosa…magari sarà proprio così che troveremo i nuovi modelli economici e sociali del futuro.
Un caro saluto
Massimiliano
maura says:
grande zio! bellissima e calzante riflessione…davvero!