Le spese fuori controllo degli Enti Locali. Quando una bella società esterna di revisione dei conti?

Le Regioni e i Comuni fanno a gara a lamentarsi con lo Stato centrale perché negli ultimi tempi si è permesso di tagliare qui e là qualche finanziamento (o ha semplicemente minacciato di farlo). Nel loro “piagnisteo” se la prendono anche con le rigidità di Bruxelles e con il pugno di ferro della Troika. Dicono all’unisono: se si va avanti così addio alla qualità del servizio ai cittadini. Il problema è serio e non tanto per le lamentele degli Enti locali, quanto perché appare del tutto evidente il rapporto deteriorato tra il governo centrale e quelli periferici.
Certo, Roma ha le sue responsabilità e, in quanto a buon esempio, ce ne corre; tuttavia che Regioni e Comuni sappiano solo lamentarsi senza guardare al malcostume che imperversa dalle loro parti fa proprio cadere le braccia. Non passa giorno senza che emergano notizie che a leggerle, se non fossero il segnale di un degrado morale imbarazzante, verrebbe anche da sorridere. Come quel che è accaduto alla Regione Calabria dove la presidenza della Giunta, giusto un anno fa, ordinava una partita di ben settecento cravatte per la “modica” cifra di 28.915 euro e spiccioli. Detto per inciso che l’azienda fornitrice a tutt’oggi non ha visto il becco di un quattrino, rimane lo sconcerto per una spesa che definire superflua è addirittura un eufemismo. In una Regione che rischia un giorno sì e l’altro pure di affondare per conti che non tornano mai; per bilanci presentati a dir poco zoppicanti, che se li avesse presentati un’azienda privata l’imprenditore non dormirebbe la notte temendone il fallimento. Ma siccome siamo nella sfera del pubblico sembra proprio che tutto sia lecito; che il malcostume sia il costume tipico. Ovviamente non è solo la Calabria il problema. La magagna è generalizzata, non si salva nessuna Regione; da nord a sud il ritornello è sempre lo stesso: si spreca, si usano i denari per scopi improbabili, perché il rubinetto non viene mai chiuso; l’acqua scende copiosa, la cassa è continua. Una cassa alimentata con i soldi di noi tutti e questo conviene sempre ricordarselo anche se fa rabbia. I denari nella pubblica amministrazione, specie per le cose futile e dannose, non è mai un problema reperirli. Si tratta di quei privilegi duri a morire che fanno degli Enti Locali e delle partecipate collegate veri e propri luoghi del vizio e dello sfizio. Il cittadino paga le tasse e troppi uomini pubblici (dal politico in combutta con il burocrate) ricorrono a quei denari per soddisfare desideri che superano il ridicolo talmente sono demenziali. Non trovo altro modo, infatti, per definire il comportamento di un consigliere regionale del Piemonte che ha chiesto un bel rimborso per l’acquisto “indispensabile” di campanacci per bovini, bardature per cavalli e finimenti per carrozze. Chissà se i cittadini sono contenti di aver contribuito al restyling delle carrozze neanche si fosse al tempo del Regno di Sardegna. Scherzi a parte, questa storia della cassa continua per le società pubbliche è uno scandalo. Perché produce solo situazioni fuori controllo. Conti in disordine. Possibile che la politica non possa finalmente dare un segnale forte, affidando a società di revisione esterne il controllo e la gestione dei conti degli Enti pubblici? A me parrebbe addirittura una mossa lapalissiana. Eppure non se ne parla. Allora temo che dovremmo continuare a registrare le manfrine di Regioni e Comuni per i tagli dei governi di Roma, così come, puntualmente, a convivere con notizie di altre spese poco convenzionali da parte di politici locali. Che faranno la gara per battere in fantasia chi ha acquistato con i nostri soldi fustini di detersivo, tagliandi gratta e vinci, forme di gorgonzola e, finanche, biancheria intima. La cassa continua, insomma. Mentre il piccolo imprenditore che ha bisogno di liquidità per portare avanti l’attività della sua azienda nella stagione della Grande Crisi si confronta quotidianamente con mille difficoltà. Con il rubinetto quasi sempre chiuso delle banche. Questa è l’Italia dove i conti non tornano mai…
Mario says:
La certificazione dei bilanci da parte di una società esterna sarebbe un ottimo deterrente a certe spese non giustificabili. Occorrerebbe però cambiare ogni 3-5 anni la società esterna per evitare tentazioni di corruzione/concussione. Però l’eliminazione di queste spese “poco convenzionali”, non basta di per se a risanare certi bilanci. Occorre anche modificare certe procedure burocratiche e semplificarle. I maggiori costi e spese si annidano lì.