L’effetto Moratti in Lombardia

Il ritorno di una personalità del calibro di Letizia Moratti sulla scena politica e amministrativa dopo quasi dieci anni di assenza rappresenta una bella notizia. L’aver accettato con entusiasmo e responsabilità un impegno in Regione Lombardia in una fase storica molto complessa e in un settore assai delicato è un segnale importante. Infatti, non è normale vedere chi, non avendo certo bisogno di compensi e visibilità, decide di tornare a impiegare il suo tempo per il bene comune. Non ho dubbi che farà bene sia come assessore al Welfare e sia come vicepresidente del governo lombardo. La ricordo bene nella sua attività di sindaca di Milano. Si spese con passione e ragioni affinché venisse assegnato alla città l’Expo 2015. Nella tiepidezza generale. Succedeva nel 2008. I fatti le hanno dato ragione. Per Milano quell’evento ebbe l’effetto del grande risveglio, della città finalmente al tavolo con le grandi capitali europee. E non dimentico che si deve a lei l’avvio della riqualificazione dei quartieri di Porta Nuova e City Life. Partite complicatissime da vincere e lo dico anche per esperienza personale essendo stato coinvolto, anni addietro, dal sindaco Tognoli per predisporre un progetto, per quanto mi competeva finanziario, di sviluppo proprio della zona ex Varesine in totale abbandono. Burocrazia, veti incrociati … non se ne fece nulla. La Moratti non è una mestierante della politica, ma una brillante manager che ama la politica del fare e del fare bene. Molto concreta. Sa che l’amministratore di “razza” è anche quello che coinvolge l’eccellenza privata nella costruzione di opere pubbliche. Lungimiranza, dunque. Non a caso, attraverso una sua fondazione, si occupa della formazione della giovane classe dirigente nel continente africano. Dunque: nessun assistenzialismo, piuttosto valorizzazione del capitale umano. Per questi ed altri motivi sono fiducioso che possa ottenere risultati significativi per tutta la collettività. E il fatto che il presidente Silvio Berlusconi ne abbia caldeggiato l’ingaggio è certamente un buon segnale.